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    Comune di Bonefro

     

    Scheda

    ABITANTI: 1977
    ESTENSIONE: 31 Kmq
    ALTITUDINE: 668 Msl
    DISTANZA DA CB: 42 km
    DISTANZA DA IS: 92 km
    CAP: 86041
    TEL. MUNICIPIO: 0874 732712
    SANTO PATRONO: San Nicola - 6 Dicembre
    Il Meteo a Bonefro  
     

    SPORTELLO UNICO

     

    Cenni storici

    L'origine di Bonefro non è del tutto certa, grazie ad un documento dell'epoca si sa solo che il centro esisteva nel 1409. Alcuni suppongono che, in quanto al nome e all'origine, Bonefro abbia molto in comune con Venafro; secondo una storia popolare alcuni venafrani, tornando da un pellegrinaggio a S. Michele, dovettero per cause maggiori fermarsi al castello di "Binifro". Non potendo tornare a casa decisero di accamparsi lì dando al luogo un nome simile a quello della loro città d'origine. Molto incerto è, in ogni modo, il motivo che spinse i venafrani a stabilirsi definitivamente a Bonefro, alcune tradizioni affermano che ai pellegrini furono rapite le consorti dai guardiani del castello; non a caso la contrada dove sarebbe avvenuto il ratto è conosciuta come "Pianto delle donne". L'origine comune si rispecchierebbe anche nella similitudine dei vestiti tradizionali e nei cognomi simili tra le famiglie venafrane e bonefrane. Il castello presente a Bonefro è comunque d'origine precedente, vi sono documenti che ne certificano l'esistenza già nel 1049, ma l'origine del paese è certamente più tardiva anche perché se in realtà fu fatta dai venafrani bisogna attendere qualche secolo perché siano istituiti i cognomi che, come detto, attualmente sono molto simili nei due centri. Infine, per supportare l'ipotesi di un'origine comune, si deve mostrare come molti termini volgari abbiano sostituito la lettera iniziale v con la b, ad esempio "votte" si è trasformata in botte o "vove" in bove, quindi l'antico "Venafrum" si sarebbe facilmente potuto trasformare in "Benafrum" che con il tempo sarebbe poi divenuto l'attuale Bonefro. Leggendo antichi documenti di censimenti svolti nella cittadina, si nota come nel 1532 vi erano solo 167 abitanti e come tale numero rimarrà costante fino al 1669 quando se ne ebbero 144.Il vero incremento demografico arrivò in seguito, nel 1797 vi erano 3300 abitanti che aumentarono fino ad un massimo di 5395 nel 1911; oggi invece la popolazione si è dimezzata rispetto all'inizio del secolo colpa soprattutto dell'emigrazione e dei conflitti mondiali. Storicamente parlando Bonefro è, come visto, conosciuto solo a partire dal periodo medioevale. Si sa che durante la dominazione longobarda appartenne alla Contea di Larino, mentre passò in mano a quella di Rotello in epoca normanna. Secondo il "Catalogo Borrelliano", in ogni modo, nel castello di "Binifro" fu signore, tra il 1155 e il 1170, Atenolfo de Stipite. La sua famiglia fu presente a Bonefro per più di un secolo, si hanno, infatti, documenti che certificano una donazione fatta dagli Atenolfo nel 1266 al monastero d'Eustachio. Nel 1405 re Ladislao concesse Bonefro in feudo alla famiglia Boccapianola. Questa nobile famiglia d'origine normanna, era già ascritta al patriziato nel Seggio di Capuana nei tempi svevi, ed aveva partecipato alla spedizione di Roma fatta nel 1260 da Re Manfredi. La famiglia Baccapianola si può comunque considerare a tutti gli effetti napoletana vista la sua lunga permanenza nella città partenopea. Anche se la famiglia si divise in tre rami, quello che interessa Bonefro prende origine da Tommaso, il cui figlio secondogenito Pietro visse intorno al 1450. Già ai suoi tempi il simbolo famigliare era uno scudo ornato dal rosso, dall'oro e dall'azzurro. Successe a Pietro suo nipote Giuliano il quale sposò Lucia Caracciolo da cui ebbe due figli: Francesco e Nicolantonio. Il primogenito Francesco, dopo aver ereditato il trono, se ne vide privare nel 1528 dopo aver sostenuto i francesi contro l'imperatore Carlo V. I possedimenti Bonefrani furono prima affidati ad un certo Davide de Guerris, di cui non si sa quasi nulla, e poi ad un membro della famiglia de Curradis nel 1576. Due anni dopo Bonefro fu comprata da Lucio Baccapianola cui successe Pietro de Guevara appartenente all'omonima famiglia possedente il marchesato di Vasto. Alla morte di Pietro successe Diego che, a causa di alcuni trattati, si vide costretto a vendere Bonefro ad Adriana Carafa, moglie di Francesco di Sangro, costei, però, con l'intermediazione di un certo Ascanio Rosso, vendette Bonefro ad Innigo de Guevara il quale a sua volta lo cedette a Beatrice Milano. Costei era della famiglia dei d'Alagno il cui stemma rappresenta un leone rosso rampante che a sua volta sorregge lo scudo degli Aragona e del duca di Calabria. Nel 1614, infine, Bonefro fu venduta per 24000 ducati a Luigi Castelletti di Montorio nella cui famiglia rimase fino al 1806.

    Arte

    All'interno del paese, e più precisamente in prossimità della piazza, è situata una delle due chiese presenti nel territorio bonefrano dedicata al Santo Patrono con il nome di S. Nicola. Anticamente era conosciuta come "Extra-moenia", restaurata nel XVIII secolo fu in un certo senso abbandonata e dimenticata almeno fino agli inizi del XX secolo quando ci fu un'imponente restauro. La chiesa si trova vicinissima all'altro edificio cristiano del paese: la chiesa di S. Maria delle Rose. Questa seconda chiesa è più antica e imponente rispetto alla precedente, l'attuale struttura è frutto dei lavori svoltosi a partire dal '500. Nel XVIII secolo fu restaurata dalle fondamenta, ma non fu neppure toccato il campanile che evidentemente era dotato di una solida struttura. La navata centrale è lunga 22 metri, larga otto e alta 12, mentre le due navate laterali sono lunghe 17 metri, alte sei e larghe sette. Si può quindi facilmente immaginare la struttura a capanna dell'edificio. Nel 1852 furono restaurate anche le decorazioni interne, anche se l'unica vera opera d'arte in essa contenuta è un paramento sacerdotale del XVI secolo ricamato in oro.

    Tradizioni e aspetti tipici

    E' tradizione radicata nel paese, il giorno dell'Epifania costituire piccoli gruppi di cittadini che, muniti di strumenti musicali di ogni sorta, girano di casa in casa cantando tipiche canzoni popolari. Le famiglie visitate ringraziano i suonatori offrendo loro cibi locali e vini davvero prelibati.

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